Il labirinto

Ogni natura è un labirinto

Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col penetrare anche nel tuo labirinto interiore. Haruki Murakami

Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d'uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un'altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta [...]. Norberto Bobbio

labirinto

Ricomporre e ricapitolare

Molte volte mi sono chiesto, mi hanno chiesto, perché? Quello che so rispondere è che questa idea, quasi un’impellenza di ricomposizione, nacque in un tempo lontano vissuto su di un isola al centro del Mediterraneo.

Fui affascinato dai gesti esperti di un vasaio che, immerso nel ribollir silenzioso di un affascinante universo rilevato dalla gibigiana del sole, riparava con abili legature, un grande otre spaccato.

Imprigionato, imprigionato lì, nella giara da lui stesso sanata, e che ora – non c’era via di mezzo – per farlo uscire, doveva esser rotta daccapo e per sempre. 1917, Luigi Pirandello

Venere, dea di perfezione, fecondità e bellezza, nata dal rimestare di spume e sangue (di un dio) con il suo sguardo seducente rammenta che nel procedere è un breve scarto di parallasse a dar misura e senso alla vita.

Doundoredo - Primo istante, ultimo istante; accettazione e rifiuto; cuciture e scuciture nell’onnipresente idea dell’aria libera del mare.

Riconiugare, ricomporre, rivalutare

Dustmuseum.org è il titolo sotto cui dal 1970 ho raccolto, selezionato e assemblato scarti destinati all’oblio. Gli oggetti presentati in questo sito sono la parte emergente di una collezione organizzata, curata, conservata e sistematicamente catalogata.

Gli oggetti costruiti con contributi occasionali, assemblati con fragili legature di mollica, cera d’api, sottili fili di rame, colla sono protetti da campane, vasi, teche, ampolle.

Le immagini che li riproducono, normalmente esposte a bandiera ne propongono il recto, il verso, il positivo, il negativo costringendo chi guarda ad un movimento di ricomposizione di un metaforico parallasse. continua . . 

All’inizio del racconto c’è una stanza in penombra, immersa nei profumi del Mediterraneo, in cui la gibigiana del sole, in un pomeriggio d’estate, mette in luce il turbinare di milioni di radi granelli di polvere.

In quell'atmosfera solatia c'è il lavoro dei contadini intenti a seminare, attendere, raccogliere, accudire, far pagliai, costruire e manutenere attrezzi, impastare ora terra ora farina, riparare con abili legature un grande otre spaccato.

Quando vedo un oggetto istintivamente ne analizzo le forme, i materiali, le modalità di costruzione e ne immagino varianti e relazioni. Il nowhere, le wasteland e gli object trouvé stimolano la mia attenzione, la curiosità, il desiderio di leggere tra le rughe usi, vite e storie.

Rivitalizzare, riconiugare, ricomporre, rivalutare gli oggetti abbandonati che trovo sulla mia strada ha una irresistibile attrazione.

Sin dagli inizi questo lavorio ha assunto ingombranti dimensioni e, ironicamente, ho chiamato “Dustmuseum” il magazzino, gli scaffali, gli scatoloni che andavo accumulando.

“Dustmuseum since 1970” museo della polvere ma anche qualcosa di meccanico e vorace affine all’aspirapolvere (dustmachine).
"1970" è la data di inizio certificata da una immagine pubblicata nel 1970 da Bolaffi sul suo annuario di fotografia: l’immagine ritrae la portiera rossa del mio furgone Bedford con la scritta “dustmuseum: raccolta, selezione, diffusione rifiuti”.

Quasi tutti gli oggetti sono fragili per equilibrio e deperibilità, necessitano di protezione, e la fotografia, tra milioni di possibili rappresentazioni: ombre, radiografie, filmati, disegni, li stabilizza, li conserva e traghetta in una nuova dimensione ideale bipolare, davanti e dietro, positivo e negativo che richiede una ricomposizione da parte dello spettatore.

La raccolta, collezione? è intesa come un insieme di frammenti, schegge, semi, avvolti in un bacello, nella pelle di una stessa crisalide o in una nebbia primordiale, come elementi di uno stesso corpo, pulviscolo in uno stesso raggio di sole. vedi Il Lunapark

Una breve introduzione dell'autore.

furgone

"since 1970”  una immagine pubblicata nel 1970 dall’editore Bolaffi sull'annuario di fotografia

Autentica, tracciatura, garanzia.

Un sofisticato sistema di tracciamento schedografico segue la vita e il percorso dell’oggetto e di tutte le sue declinazioni. Lo stesso sistema produce il certificato di autenticazione e un codice grafico che ne consente la riproduzione. Garanzia: nel caso di distruzione o deterioramento e successiva distruzione delle stampe fotografiche l’autentica consente di ottenere una nuova stampa identica all' originale.

schedatura

Un cospicuo magazzino

Pressoché l’intera collezione, mai esposta al pubblico prima del 2016, è custodita in ampi magazzini protetta e difesa dagli agenti atmosferici. Ogni oggetto imballato, ben conservato è pronto per essere esposto (o venduto).

arca

Giacomo Leopardi

OPERETTE MORALI

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«… tiriamo parimenti a disfare e a rimutare di continuo le cose da quaggiù, benché tu vada a questo effetto per una strada e io per un’altra …
non manco di fare parecchi giuochi da paragonare ai tuoi, come verbigrazia sforacchiare quando orecchi, quando labbra e nasi, e stracciarli colle bazzecole che io v’appicco per li fori …
»
Giacomo Leopardi - Operette morali - Dialogo della Moda e della Morte

Passages
UN OGGETTO SCIOLTO DA TUTTE LE FUNZIONI ORIGINARIE

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«Ciò che nel collezionismo è decisivo, è che l’oggetto sia sciolto da tutte le sue funzioni originarie per entrare nel rapporto più stretto possibile con gli altri a lui simili. Questo rapporto è l’esatto opposto dell’utilità, e sta sotto la singolare categoria della completezza.

Cos’è poi questa “completezza”? Un grandioso tentativo di superare l’assoluta irrazionalità della semplice presenza dell’oggetto mediante il suo inserimento in un nuovo ordine storico appositamente creato.»
Walter Benjamin I passages di Parigi, Einaudi, 2010, p. 214

Žižec - Karatani

IL DISLOCAMENTO APPARENTE DI UN OGGETTO

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«La definizione base di parallasse è: il dislocamento apparente di un oggetto (lo spostamento della sua posizione rispetto allo sfondo) causato da un cambiamento nella posizione di osservazione che determina un nuovo asse visivo. Il risvolto filosofico da aggiungere è che la differenza osservata non è semplicemente “soggettiva“, poiché lo stesso oggetto che esiste “là”  fuori viene visto da due posizioni o punti di vista differenti. Sono piuttosto il soggetto e l’oggetto a essere, come avrebbe detto Hegel, intrinsecamente “mediati”, di modo che un cambiamento “epistemologico” nel punto di vista del soggetto riflette sempre un cambiamento “ontologico” nell’oggetto stesso. 
Oppure, per dirla in “lacanese”, lo sguardo del soggetto è già da sempre inscritto all’interno dell’oggetto percepito, nella veste di suo “punto cieco”, il quale è “nell’oggetto più dell’oggetto stesso”, il punto da cui l’oggetto ricambia lo sguardo.

“Il quadro, certo, è nel mio occhio. Ma io, io sono nel quadro”2: la prima parte della frase di Lacan indica la soggettivazione, la dipendenza della realtà dalla sua costituzione soggettiva, mentre la seconda fornisce un’integrazione materialista, reinscrivendo il soggetto all’interno della sua immagine come macchia (la scheggia oggettivata nel suo occhio). Il materialismo non è l’affermazione diretta della mia inclusione nella realtà  oggettiva (una simile affermazione presuppone che la mia posizione di enunciazione sia quella di un osservatore esterno capace di cogliere l’intera realtà), ma consiste piuttosto nella svolta riflessiva tramite cui io vengo incluso nell’immagine da me costruita. È questo corto circuito riflessivo, questo raddoppiamento necessario di me stesso come qualcosa che sta sia dentro sia fuori la mia immagine, che testimonia la mia “esistenza materiale”. Materialismo significa che la realtà che vedo non è mai “intera”, e non a causa del fatto che la maggior parte di essa mi elude, ma perché contiene una macchia, un punto cieco, che indica la mia inclusione in essa.»
2. J. Lacan, Il Seminario. Libro XI. I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2003, p.95 Žižec 2006 La visione di parallasse, Il Nuovo Melangolo, 2003, p. 28

Una raccolta di documenti

In questo capitolo sono raccolte le basi per le cartelle stampa suddivise in testi, immagini, inviti, annunci delle mostre e alcune recensioni pubblicate.

La via più breve per memorizzare i dati di dustmuseum

Scansionare il codice qr con lo smartphone per attivare la geolocalizzazione per raggiungere dustmuseum e/o scaricare i dati in rubrica e/o telefonare e/o avviare i social.

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