dustmuseum.org

“Dustmuseum since 1970” è una collezione di opere realizzate da Piero Livio in cinquant’anni di attività scucendo e ricucendo con fragili legature di fili, resine, colle, cere e molliche “scarti” e “rifiuti”. Un lungo racconto, suggestive storie contemporanee narrate con un linguaggio inconsueto e fuori dal tempo.  

Tra-miti e mitraglie
Siamo sospesi tra l’arcaico e il contemporaneo, tra il desiderio della parola e del fuoco che la cancella. Creiamo simboli per usarli come proiettili. Siamo speculatori dell’origine e artefici della fine. pvl 

Guardando gli oggetti di Piero Livio si coglie una unità, fatta di singolarità; assemblaggi, racconti dominati dal frammento e dal caso. 

In ogni reperto (colto tra cumuli di sedimenti, di deiezioni lasciate tra le golene, nei meandri di un complesso intreccio di flussi sovrastrutturali) è evidente la ricercatezza, l’originalità della loro creazione.

In ogni assemblaggio, aggregazione, ricompilazione realizzata da Piero Livio, si scorge la parola, la frase, il discorso, il programma dell’insensato sfruttamento dell’abbondanza, della meraviglia e della crudeltà della natura di cui siamo corpo e sangue.

la storia in breve

3 video – una mostra – le grafiche – l’intervista

In un breve taccuino il mondo dell’autore, la storia di un viaggio notturno, tra costellazioni di dubbi, sogni e preziosi tesori. Una raccolta di definizioni naïf , materiali, frutto di incontri spesso casuali, parte del mondo onirico, liminare, della personale ricerca di ricapitolazione che affolla lo spazio fisico e mentale dell’autore. 

In un mondo in bilico tra focalizzazione e distrazione di massa, Piero Livio sedimenta, nei suoi lavori, tracce di antichi e moderni saperi scartati o dimenticati. L’insieme delle opere di Piero Livio come pulviscolo in un raggio di sole, punti in un cielo di stelle, briciole di uno stesso pane appaiono come segnavia di un comune destino.

 – – – 

Mottainai – il senso perduto – What a waste! Das ist Verschwendung! Quel dommage! ¡Qué lástima! Que pena! Che peccato che solo in giapponese si possa definire con un solo lemma il rammarico per l’oblio della ragione intrinseca, per la privazione dell’essenza, per il senso andato perduto di oggetti un tempo indispensabili e di valore.