gli oggetti

In un mondo in bilico tra focalizzazione e distrazione di massa, Piero Livio sedimenta, nei suoi lavori, tracce di antichi e moderni saperi scartati o dimenticati. L’insieme delle opere di Piero Livio come pulviscolo in un raggio di sole, punti in un cielo di stelle, briciole di uno stesso pane appaiono come segnavia di un comune destino.

Cinquemila, diecimila, ventimila, trentamila – anni fa sulla pietra della Valle delle Meraviglie, delle caverne di Ubirr, di Kakadu, di Tuc d’Audoubert, del Tassili n’Ajjer, di Lascaux Chauvet e non solo, l’uomo incide, disegna, colora, dipinge grandi animali, enormi felini, elefanti, giraffe, coccodrilli, bisonti, mammut, rinoceronti, leoni, orsi, uri, cervi, cavalli, iene, renne, lupi, gufi, mandrie di bestiame, scene di caccia, danza, magia. Paleo-archivi con diecimila, ventimila, trentamila disegni per ciascun sito realizzati probabilmente in ipossia o sotto effetto di funghi allucinogeni o di immaginifica trascendenza spinti da una pulsione interiore, dalla necessità di digerire uno strano, inconsueto desiderio di narrazione, di ricapitolazione, di tradizione, unico, mai provato da altro vivente

Fronte, retro; negativo, positivo

“… nei miei lavori il positivo nasce dal negativo; frammenti di rifiuto, diventano basi di una nuova sintassi” (pvl).

L’opera è il suo riflesso. Le edizioni fotografiche sono parte intrinseca del lavoro di Piero livio, le immagini esposte a bandiera in cui il recto e il verso, il positivo e il negativo si fronteggiano senza mai coincidere inducono lo spettatore a oscillare, in cerca di un punto di vista che ricomponga una frattura, un divario irriducibile. Il soggetto sempre sdoppiato è in tensione tra sé e il fantasma di sé. Una parallasse tra positivo e negativo che indica una distanza insuperabile; un vuoto costitutivo; una dissonanza; una pratica della differenza.

Le fotografie frutto di questa ricerca, riprodotte in tiratura limitata, sono state esposte in una mostra personale alla Maison européenne de la photographie de Paris.

Jean-Luc Monterosso e Piero Livio durante l’inaugurazione alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi

una edizione di manifesti realizzati in occasione della mostra di Parigi

Preziosi oggetti di qualità

Una selezione di complementi d’arredo e accessori per la casa, per la moda, per il terrazzo, per il giardino espressamente disegnati da studiolivio per la collezione Dustmuseum sono stati realizzati artigianalmente, in edizioni numerate, con di materiali di alta qualità. Un forte contenuto iconico, conferito dai caleidoscopi disegni derivati dalle opere della collezione dustmuseum, impreziosisce ciascun oggetto rendendolo unico.

Baracconi di un lunapark

Il baraccone è ormai quasi solo una grossa baracca o un sinonimo negativo usato in politica; un tempo era portatore di gioia, fantasia e curiosità. I baracconi arrivavano una/due volte l’anno per il Carnevale e per le rare fiere; contenevano giostre, attrazioni e varietà. Quando penso ai mie oggetti li immagino raccolti in un contenitore, in un museo-baraccone all’interno di un parco dei divertimenti, dove il pubblico esplora, scopre e si diverte.

Il fine ultimo del mio lavoro (che lavoro non è) è Il baraccone, una macchina celibe, un congegno fantastico, simbolico che funziona senza riprodursi e senza scopi produttivi.

Il progetto di allestimento realizzato al Museo Fico. Dal millenovecentosettanta gli oggetti e le immagini di Piero Livio sono state un fatto privato che ha accompagnato la vita dell’autore e solo dopo il duemilasedici sono state esposte al pubblico in mostre personali presso gallerie, centri culturali e musei.

Una cuba con l’asse diagonale rivolto a Oriente affinché durante la veglia notturna la luce della luna piena possa fendere lo spazio e riflettersi, moltiplicandosi tra oggetti e specchi; un tributo alla primavera, alla luna, al buio della notte, allo spazio siderale, al de-siderio.

L’insetto stecco dell’ordine dei Phasmatodea, (phasma: apparizione, fantasma) ancor più che per la leggerezza e la forma allungata questo stecco è una struttura temporale leggera; gli americani la chiamerebbero pipe&drape, si monta e smonta in una notte; come l’insetto stecco può apparire, salutare e scomparire, un gioco di mimesi e distrazione.

Trovare sette fave in un baccello era considerato un segno di grande fortuna. Un grande piazzale, un grande baccello, le scale aeroportuali. Si parte per un viaggio immaginario, ciascuno può cercare e trovare la sua fortuna.
Una complessa macchina spaziale, una accurata preparazione per un viaggio di solitaria esplorazione all’interno della pupa, della mutazione, del divenire, del cambiar natura. Un macchinoso baraccone straniante che offre al visitatore punti di vista inconsueti e induce riflessioni altrimenti impossibili sulla terra ferma.

Nuvole nere si addensano all’orizzonte, dietro le nuvole la luce, se buchiamo le nuvole scopriamo un mondo. Scale e periscopi a disposizione del pubblico per guardale al di là della coltre oscura, per scoprire e isolare gli oggetti, le storie, un universo. Bucare le nuvole per catturare il sogno.

Riconiugare, ricomporre, rivalutare

Il nowhere, le wasteland e gli object trouvé catturano l’attenzione e la curiosità di Piero Livio ; rileggere usi, vite e storie attraverso lo scarto e il rifiuto diventa stimolo per nuove forme, miniera di materiali e contenuti. sviluppa una attività, parallela, la ricerca di un linguaggio polveroso che esprime un desiderio di rivalutazione della marginalità, della lateralità, del fuorigioco con la tormentata coscienza dell’impossibilità di quel ruolo.

Sin dagli inizi questo lavorio assume dimensioni ingombranti, e, ironicamente, l’autore chiama Dustmuseum il magazzino in cui scaffali e scatoloni ospitano gli oggetti che va accumulando.

Nel ’69 un fotografo “immortala” la portiera del Bedford con cui l’autore viaggia in Europa con la scritta dustmuseum: raccolta, selezione, diffusione rifiuti; l’immagine premiata e pubblicata nell’annuario Bolaffi del 1970 sancisce la nascita del Dustmuseum since 1970; un titolo ambizioso e casuale, per un museo intimo e personale; un museo della polvere ma anche l’evocazione di un rumore bianco e di voracità (dustmachine).

Una immagine del 1970 pubblicata dall’editore Bolaffi sull’annuario di fotografia. “since 1970”

Guardando gli oggetti di Piero Livio si coglie una unità, fatta di singolarità; briciole di uno stesso pane; assemblaggi, “coll[e/a]zioni”, racconti dominati dal frammento e dal caso. In ogni reperto (colto tra cumuli di sedimenti, di deiezioni lasciate tra le golene e i meandri di un complesso intreccio di flussi sovrastrutturali) e in ogni sua ricompilazione, si scorge la parola, la frase, il discorso, il programma dell’insensato sfruttamento dell’abbondanza, della meraviglia e della crudeltà della natura di cui siamo corpo e sangue.

in legno di faggio

Per proteggere la fragilità del vetro, spesso presente, sotto forma di teche, campane, vasi e barattoli portatori di straniante incanto una cassetta di compensato progettata e realizzata su misura può essere utile, talvolta indispensabile, per il trasporto, la conservazione, l’archiviazione.

Un cospicuo magazzino

Pressoché l’intera collezione, mai esposta al pubblico prima del 2016, è custodita in ampi magazzini protetta e difesa dagli agenti atmosferici. Ogni oggetto imballato, ben conservato è pronto per essere esposto (o venduto).

Dal millenovecentosettanta gli oggetti e le immagini di Piero Livio sono state un fatto privato che hanno accompagnato la vita dell’autore e solo dopo il duemilasedici sono state esposte al pubblico in Rare mostre personali presso gallerie e musei.

Milano – Galleria Colombari – La collezione esce allo scoperto – Nel 2016 il debutto; gli oggetti e le immagini per la prima volta in una Galleria grazie all’intuito e all’amicizia di Rossella Colombari che inaugura una personale durante la settimana della moda.

… la storia comincia nel 1970, con un furgone che gira l’Europa. pvl viaggia, trova, recupera, fotografa … nasce cosi il Dustmuseum, … che racchiude un mondo di sguardi, riletture e composizioni di frammenti. … Sculture, assemblaggi di cose perdute, trascurate, gettate. Ciascuna ha una storia fatta di storie, di materiali di categorie multiformi, spesso si ritrovano giocattoli, semi, terre, legni … La sua è una wunderkammer, una folla in dialogo che mescola l’idea dei naturalia e mirabilia con visioni di mobiles, composizioni nouveau realist, collage futuristi e la memoria delle campane di vetro dei salotti gozzaniani. Sculture libere, poetiche, che raccontano, ma celano anche, senza mai essere pop. Ciascuna è valorizzata in teca di vetro, e la sua visione è a 360° grazie a uno specchio. Con un doppio ritratto fotografico: fronte e retro, positivo e negativo. Olga Gambari da La Repubblica

Torino – MEF – Museo Ettore Fico – La prima mostra istituzionale, un allestimento museale contemporaneo, un ricco percorso espositivo, più di 600 metri quadrati nel luminoso e moderno ambiente del Museo Ettore Fico. La mostra voluta, curata e presentata da Andrea Busto, propone più di cento oggetti della vasta collezione e cinquanta immagini, positivo-negativo, back-to-back esposte a bandiera

…. antiquario, detective, ovvero ingenuo collezionista … pvl come artista si muove con agio attraverso le simbologie e le pratiche espositive, analizza il contesto e il luogo museale convertendo l’ambiente operativo in una dimensione contemporanea. Come scienziato cataloga oggetti di differente natura che si trova a comporre nel suo ordinatissimo laboratorio, palcoscenico di una privata rappresentazione dell’arte. Come collezionista crea legami fra le cose più disparate che apparentemente non sono unibili se non attraverso il pensiero personalissimo del loro possessore. Gli scarti, come gli oggetti più rari, diventano le parole di una frase dal senso compiuto il cui significato è comprensibile solo attraverso la decifrazione di un “tutto” riconducibile però al “frammento” … Andrea Busto dal catalogo della mostra.

Parigi – Maison Européenne de la Photographie – Tempio indiscusso della fotografia non solo europea, “… un rendez-vous mémorables dans un cadre stupéfiant pour la première fois la parallaxe des images, véritables récipients métaphoriques.“

pvl, présente son projet singulier intitulé Dustmuseum. Dès le début des années 1970, il s’engage dans une collecte effrénée d’objets disparates, de rebuts et de fragments trouvés par hasard et destinés à l’oubli, puis leur redonne un nouveau visage en les intégrant dans des assemblages s’apparentant à de fragiles sculptures, qu’il fige en image par la photographie. Jean Luc Monterosso dal catalogo della mostra

Parigi – Galerie Italienne – Ci ha colpito e lasciato senza fiato la beauté, l’eleganza, la cordialità, l’amicizia e la competenza con cui Raphaella & Alessandro hanno accolto e sostenuto la mostra degli oggetti DM nella loro splendente Galerie Italienne, meraviglioso affaccio dell’arte contemporanea sulla prestigiosa Rue du Louvre.

… si tratta di una selezione di circa un centinaio di piccoli lavori fatti con aggregazioni di ogni genere di elementi (accompagnati da altrettante immagini fotografiche dei medesimi), che nel loro insieme danno vita a un’incredibile repertorio di bizzarre curiosità, …. L’autore è il designer-artista torinese p.v.l. …. ci presenta una ricerca che sta portando avanti dal 1970, raccogliendo, selezionando e assemblando rottami, scarti, rifiuti, terre, pietre, conchiglie , ecc., con maniacale curiosità e suggestiva fantasia combinatoria. Francesco Poli

Torino – Biasutti&Biasutti – Una galleria storica – I Biasutti ci accolgono nella loro galleria, tre audiovisivi, una selezione di trenta oggetti perlopiù inediti, molte immagini e una presenza nel loro stand a Flashback.

“… pvl pone in evidenza la bipolarità dell’oggetto riproducendolo come opera a sé stante nei suoi due elementi complementari, il positivo e il negativo: con l’esposizione a bandiera back to back induce una metaforica visione di parallasse in cui l’oggetto esiste contemporaneamente in due punti di vista polari. La fotografia assume così una duplice valenza: stabilizzare l’oggetto nella sua fragilità compositiva e includere l’osservatore nell’opera rendendolo parte integrante e attiva del disvelamento creativo.” Valeria Ceregini da Juliet Art Magazine

Torino – OpenHouse – Nata a Londra nel 1992 dal lavoro della fondatrice Victoria Thornton, è una iniziativa che permette di visitare luoghi normalmente inaccessibili. Più di cinquecento persone in un solo fine settimana hanno mostrato interesse e genuina curiosità per il Dustmuseum, una esperienza amichevole e inaspettata.

… lambicchi e campane di vetro artigianali utilizzati come teche dopo aver esaurito la loro primaria funzione diventano protagonisti di diorami e composizioni dando vita a un’idea, a un piccolo racconto da interpretare. Questo fa pvl (1947) con le sue opere, che come oggetti delle meraviglie usciti dalla scatola dei tesori di un animo fanciullesco, catalogate seguendo criteri misteriosi e ordinate cronologicamente, costituiscono il corpus di un museo molto personale: il Dustmuseum, progetto iniziato nel 1970. Sono assemblaggi nei quali una particolare alchimia unisce materiali apparentemente incompatibili, fotografati in modo rigoroso su fondo bianco e poi riproposti mostrando anche il “lato nascosto” con una stampa in negativo … Andrea Fanti da Il Corriere della sera